La produzione vinicola in Italia è uno dei settori che più può vantare un largo bacino cui attingere materia prima, grazie alle tante varietà regionali che il nostro territorio ha da offrire. I prodotti enologici sono da sempre molto apprezzati all’estero, trattandosi dei più rappresentativi all’interno del prestigioso marchio made in Italy.

La produzione vinicola dell’ultimo anno

Nonostante la potenziale disponibilità a livello viticolo, non sempre i grandi produttori di vini riescono a registrare risultati pienamente soddisfacenti al termine di ogni vendemmia. Ad esempio, secondo recenti indagini dell’ISTAT, la produzione vinicola nel 2014 è stata di 41 milioni di ettolitri, il 9% in meno rispetto al 2013; la macro regione più colpita è il centro Italia, ma, in generale, tutte le regioni hanno mostrato un andamento calante delle produzione, a eccezione di Lombardia, Liguria, Fiuli Venezia Giulia e Puglia.

Da un’indagine condotta da Mediobanca nel 2015, si è visto che i canali di vendita del vino e la tipologia di etichette continuano comunque a guadagnare terreno, così come il canale di vendita dei grossisti e i canali alternativi. Le vendite al canale della GDO si attestano al 40%, la percentuale più contenuta degli ultimi anni, e anche enoteche e wine bar hanno raggiunto il minimo storico. Per quanto riguarda i dati sulle etichette, inoltre, si assiste oggi a una graduale riduzione dei grandi vini nel portafoglio delle aziende vinicole, a vantaggio dei vini DOCG; si sono infine ridotte le etichette DOC e IGT a vantaggio di DOCG e vini comuni.

Esportazione e consumo interno della produzione vinicola

Risale a febbraio 2016 l’ultimo aggiornamento pubblicato dal sito I numeri del Vino sulle esportazioni di vino italiano all’estero, che registrano un aumento del 10%; una cifra record è data dall’export di spumante, che ha raggiunto la quota di 1 miliardo di euro.

Lo stesso presidente dell’Italian Wine&Food Institute ha dichiarato una crescita delle importazioni di vino italiano negli USA. Secondo Federvini, poi, nel 2015 l’Italia ha esportato vini e mosti per un valore pari a 5,5 miliardi di euro (+4,8% sull’anno precedente) ed in volume 21 milioni di hl (-2,3%); sono in particolare gli spumanti a esprimere performance brillanti, segnando un +24,5% in quantità con 512 mila hl ed un + 28% in valore con 194 milioni di euro. Gli Stati Uniti sono il mercato più premiante all’esterno dell’Ue, con 1,2 miliardi di euro registrati nell’ultimo anno (+13,8%) e 3,2 miliardi di hl (+6,6%). In Europa invece la Germania si conferma primo mercato, seguito dall’Inghilterra.

Per la Italian Trade Agency, il vino italiano è il prodotto più rilevante in valore dell’export del settore alimentare italiano, valore che nel 2015 ha raggiunto la cifra record di 5,39 miliardi di euro. Con i suoi 160 mercati, è in assoluto uno dei simboli del made in Italy nel mondo.Dati su l'esportazione vino italiano

In sostanza, quindi, l’export continua a dare risultati molto soddisfacenti, confermando l’importante valore di un prodotto riconoscuto a livello mondiale; al contrario, sono i consumi interni a registrare un andamento poco dinamico. In base a quanto emerso durante l’ultima Assemblea generale di Federvini, negli ultimi 5 anni 1,8 milioni di italiani hanno ridotto o abbandonato del tutto il consumo di bevande alcoliche, e, nello specifico, il consumo di vino sul mercato interno è attualmente in calo del 5%. Tra il 2007 e il 2014 la fascia con la maggior diminuzione di consumo è quella dei giovani con meno di 20 anni.

Una manovra efficace per ridare slancio alla produzione vinicola italiana viene di recente da Vinitaly International, che, nell’ambito delle attività volte a supportare l’internazionalizzazione delle imprese del settore vitivinicolo, offrirà alle aziende, per la prima volta nella storia, l’opportunità di aderire ad una serie di iniziative nei mercati esteri cofinanziate dai fondi OCM VINO.

Vini pregiati

Dal Nord al Sud, l’Italia è una grande distesa di cantine estremamente pregiate.

Cominciando dal Piemonte, nei territori delle Langhe si trovano le denominazioni basate sul vitigno Nebbiolo, i grandi rossi Barolo e Barbaresco; scendendo, si arriva alle grandi DOCG della Toscana che hanno reso celebre il vitigno Sangiovese, come il Chianti Classico e il Brunello di Montalcino; esistono poi vini meno noti universalmente, che però sono spesso nei primi posti delle classifiche dei vini migliori a livello mondiale, come i toscani Bolgheri Superiore DOC o il Tignanello IGT, o ancora il Flaccianello della Pieve IGT. Al Sud si possono assaporare alcuni dei più apprezzati vini bianchi, come la Falanghina, vino campano, o il Greco Bianco calabrese. La Sardegna si contraddistingue per il Vermentino di Gallura, mentre il Trentino è la patria del Traminer, con la sua varietà Gewurztraminer, molto conosciuto in Francia.

È recente la stima dei miglioro vini secondo il Wine Lister, un nuovo indice creato per sintetizzare i giudizi della maggior parte delle guide enoiche del mondo e dei critici più affermati. Al podio spetta una triade di vini francesi, ma già al quarto posto si attesta il Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Cinterno; sono altri 8 i vini italiani a comparire in classifica:

  • Brunello di Montalcino di Case Basse (Soldera)- 953 punti;
  • Sassicaia di Tenuta San Guido- 951 punti;
  • Le Pergole Torte di Montevertine- 948 punti;
  • Langhe Nebbiolo Sperss di Gaja- 946 punti;
  • Ornellaia di Tenuta dell’Ornellaia- 945 punti;
  • Tignanello di Marchesi Antinori- 941 punti;
  • Masseto di Tenuta dell’Ornellaia- 941 punti;
  • Barolo di Mascarello- 930 punti.

Produzione vinicola e food&beverage management

La grandi catene di ristoranti e alberghi sono alcuni dei luoghi d’elezione per la diffusione dei migliori prodotti vinicoli. Il food & beverage manager gestisce tutte le attività legate alla ristorazione, considerando le risorse economiche dei servizi, la gestione del personale, l’approvvigionamento, il controllo qualità della produzione e distribuzione di cibi e bevande. Nell’albergo o nel ristorante dove presta la sua attività, è responsabile inoltre del servizio banchetti, riunioni e colazioni di lavoro, in qualità di promotore e di fornitore del servizio stesso. Dovendo garantire, per il settore di propria competenza, il mantenimento degli standard della struttura ricettiva a livelli elevati, il food&beverage manager punterà sicuramente sulla scelta di prodotti di prima qualità, vino in primis.

Un master in food&beverage management è indicato quindi per chi voglia entrare in questo mondo, imparando un mestiere di grande responsabilità e prestigio che può rivestire un ruolo molto importante anche nel ridare slancio al consumo interno dei vini pregiati della nostra tradizione.

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