In ambito giudiziario ci possono essere alcune indagini che richiedono delle analisi bio-antropologiche e archeologiche in seguito al rinvenimento di reperti organici e inorganici: questo compito viene affidato ai professionisti specializzati nel settore dell’archeologia e dell’antropologia forense che collaborano come esperti e consulenti di magistrati, istituzioni, privati e forze dell’ordine.
Con il loro operato, infatti, queste figure contribuiscono efficacemente ad affrontare problematiche legate a specifiche casistiche di ritrovamenti, in quanto possiedono mirate competenze archeologiche e antropologiche per elaborare gli esami delle prove rinvenute.

Il Master in Archeologia e Antropologia Forense di INPEF, Istituto Nazionale di Pedagogia Nazionale, ha proprio l’obiettivo di fornire agli allievi tutte le conoscenze teoriche e le metodologie pratiche di campo, applicabili nel momento del rinvenimento, del registro e dell’eventuale conservazione dei reperti.

In particolare la formazione offerta si rivolge a:

  • Archeologi e Antropologi;
  • Medici e Medici legali;
  • Criminologi;
  • Storici ed Esperti in materie classiche;
  • Insegnanti;
  • Bibliotecari;
  • Archivisti;
  • Guide Turistiche;
  • Esperti di Arte e Musei;
  • Avvocati ed Esperti in Scienze forensi.

Vediamo allora nel dettaglio di che cosa si occupano queste discipline e in che cosa consiste l’attività dell’archeologo e antropologo forensi.

Che cosa sono l’archeologia e l’antropologia forense?

Con il termine forense ci si riferisce all’applicazione di alcune discipline al campo della legge. In questo senso, dunque, quando si parla di archeologia e antropologia forense si intendono due materie complementari e integrative all’ambito delle indagini legali, che hanno come obiettivo l’individuazione e la delimitazione della scena del crimine, il rinvenimento delle prove e l’esumazione dei resti.

di cosa si occupa l'archeologo forenseNello specifico l’archeologia forense trova applicazione nel contesto di un’attività di ricerca finalizzata a garantire la conservazione dell’area analizzata, evitando il più possibile che terreno venga sconvolto.  Quindi questa disciplina si interessa di:

  • utilizzare le tecniche per la ricerca di un sito di occultamento, a partire dalle metodiche di screening;
  • elaborare successivamente il metodo più opportuno per lo scavo e soprattutto per il recupero dei resti.

L’antropologia forense invece si occupa dello studio dell’individuo per fornirne il profilo biologico relativo a:

  •  sesso, età, statura ecc.;
  • attività svolte in vita che hanno lasciato tracce sul tessuto osseo (patologie, fratture…);
  • cause del decesso.

Cosa fanno l’archeologo e l’antropologo forense?

L’archeologo forense  è colui che possiede competenze di scienze stratigrafiche, perciò è in grado di effettuare un’analisi rispetto agli strati che ricoprono la fossa ritrovata. Attraverso le sue conoscenze, dunque, riesce a identificare la sequenza stratigrafica del terreno, in modo tale da stabilire se ci si trova in presenza di una vecchia tomba, di un cadavere occultato o di un’altra tipologia di situazione.

L’attività esercitata dall’antropologo forense d’altra parte riguarda più propriamente l’analisi dei resti stessi. Il compito di questa figura è di risalire all’etnia, al sesso, alla statura e all’età dell’individuo al momento del decesso, a partire dai suoi resti ossei.

di cosa si occupa l'archeologo forense

Queste figure collaborano tra di loro, in quanto l’archeologo forense si preoccupa di preservare l’integrità della sepoltura, al fine di non compromettere la configurazione originaria della vittima con lo scavo effettuato. Ciò consente al medico legale e all’antropologo di compiere un esame dettagliato della salma sul luogo stesso del ritrovamento.

 

Il Master in Archeologia e Antropologia forense di INPEF

Il Master in Archeologia e Antropologia forense di INPEF è finalizzato a fornire all’allievo le nozioni necessarie per l’interpretazione delle variabili archeologiche ed antropologiche associate ai diversi contesti.  Le competenze acquisite consentiranno così di elaborare l’esame delle prove rinvenute in situ e di favorire una corretta lettura comparativa delle evidenze, anche attraverso la confutazione dei dati prodotti con le principali tecniche analitiche in uso nei laboratori specializzati.

Programma e durata del Master in Archeologia e Antropologia forense

Le lezioni si svolgeranno a cadenza mensile nel week end, per un totale di 1500 ore. Alcune lezioni saranno svolte a distanza, con attività di autoformazione.

Il programma verterà sui seguenti argomenti:

  • Archeologia forense;
  • Tafonomia forense;
  • Resti infantili in antropologia e archeologia forense;
  • Introduzione ai traumi ossei e articolari;
  • L’azione del fuoco sui resti ossei umani;
  • Tracce e individuazione di violenza sui resti ossei;
  • Balistica applicata all’antropologia;
  • Recupero e interpretazione dei resti nei contesti subacquei;
  • Paleopatologia;
  • Osteologia e Biomeccanica;
  • Odontologia forense;
  • Entomologia forense.

Il Master rilascerà un Attestato di Frequenza ed un Certificato di Competenze.
Il Certificato ha validità per tutti gli usi consentiti dalla Legge, per esigenze concorsuali, curricolari, per aggiornamento dei docenti, qualificazione e riqualificazione professionale.

Sede e costo

Il Master si svolgerà presso la sede dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare a Roma. Per iscriversi è necessario inviare il proprio curriculum vitae, unitamente alla domanda di iscrizione, via e-mail o via fax.
Il costo è di € 2.000 + IVA.
Per tutte le altre informazioni è possibile consultare la pagina dedicata.

 

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